Dal Comitato Acqua Pubblica di Torino ricevo e volentieri diffondo. Voi stampate, firmate e spedite:
Al Sindaco della Città di Torino
Caro Sindaco, sia io che Lei, insieme a 26 milioni di italiani (di cui 386.099 torinesi) abbiamo votato due Sì al Referendum per l’Acqua Bene Comune e, con una gran bella soddisfazione, abbiamo vinto!
Ma a che punto è l’applicazione del brillante esito referendario?
Quando si attiverà per cancellare dalle nostre bollette dell’acqua la quota del 7% corrispondente alla remunerazione del capitale investito e cioè profitto garantito per i gestori del Servizio Idrico Integrato?
La Corte Costituzionale ha detto che questa abrogazione è esecutiva già dal 21 luglio.
E quando presenterà le necessarie delibere in Consiglio Comunale per trasformare SMAT in Ente di diritto pubblico e così mettere finalmente l’acqua al sicuro dalle grinfie del mercato?
Forza, signor Sindaco, conto su di Lei per non trasformare una grande vittoria in una cocente delusione.
Lavorare è niente. Il vero stress è la ricerca, il girare a vuoto! Il lavoro ti definisce, ti dà un'identità, una sicurezza. "Dobbiamo farne di mestieri, noi che viviamo della nostra fantasia".
Già, del giornale borghese che nelle altre pagine insiste a battere la grancassa dei responsabili della crisi, e a torturare i suoi potenziali salvatori.
Ricordo che uccidere le scuole è il modo migliore per avere, domani, i saccheggi per le strade.
Il sottoscritto (né Medio né Alto :-D) operaio della cultura che fa quello che può, declina ogni responsabilità per gli inevitabili Piazzali Loreto di domani, e invita altresì il gentile lettore a ringraziare in ginocchio il movimento No Tav, per l'esempio di rivolta civile senza sbroccare e con l'occhio bene aperto sull'alternativa possibile.
Keep your eyes on the prize, cantava il Dr. King sulle barricate del Sud razzista. Tieni gli occhi fissi sul premio.
Certo, mettere a soqquadro le strade dà più soddisfazione immediata, ma manca di piattaforme sul medio-lungo periodo.
Mentre il presidio di un territorio minacciato, viverci davvero, è molto più faticoso -e soggetto alle quotidiane calunnie dei mafiosi e dei complici pazzi- ma mostra quello che potrebbe essere questo disgraziato paese nelle mani non dico giuste ma anche solo un po' meno sbagliate.
Nelle mani di qualcuno che sappia lavorare, che conosca il terreno su cui poggia i piedi, e che gli usi rispetto prima di rivoltarne una zolla con la zappa.
Nelle mani di chi, nella vita, prende il suo amore e lo sa portare.
Dieci anni fa, viaggiando sul carro a cavalli dei comici dell'Arte, vedevamo, a velocità di zoccolo, lo spettacolo della verità che ci correva faticosamente dietro ("state andando a Genova?").
Oggi, tra furgone, angoli di piazze e bicicletta, forse non si è fatta molta strada, eppure la tartaruga ha di nuovo doppiato Achille e lo spettacolo ritorna, come se poco o nulla fosse cambiato.
Dalla Valsusa a Londra -dove andrò a suonare tra qualche settimana-, gli avvenimenti sembrano fare a gara a venirci incontro.
È un pensiero quasi banale. La globalizzazione certo, non esiste più un mio cortile, dove possa ignorare quello che sta succedendo un po' più in là.
Persino sulla prima pagina della Stampa si sono resi conto che il vento è cambiato.
Se se ne accorgono anche nelle pagine interne -tipo nelle cronache di Torino, in cui i partigiani valsusini sono infamati un giorno sì e l'altro sì- siamo a posto!
Una mattina ci siam svegliati. E abbiamo scoperto, contro ogni evidenza, che siamo maggioranza. Una maggioranza che respinge i truschini contro i beni comuni. Che è capace di leggere oltre la propaganda, i trucchi e le menzogne. Che non avendo accesso alle tv si è inventata nuovi mezzi di comunicazione. E ha vinto.
Non è certo la sede per fare il dibbatito sulla forza della Rete rispetto alla corazzata delle tv, ma i numeri parlano.
Ovviamente quegli altri, quelli che ci volevano mandare al mare, schiumano rabbia e fanno di tutto per farcelo dimenticare.
Era già palese la sera stessa dei festeggiamenti, quando la povera Bianca Berlinguer cercava una sponda verso la realtà mentre era prigioniera della sempiterna compagnia di giro degli ospiti. Che ormai, è sancito, è ufficiale, there is not madonnas, rappresentano solo se stessi.
Ora c'è un Paese da ricostruire. A partire dalla nuova Napoli, dal Teatro Valle, dai territori di Libera tenuti sotto assedio.
E dalla Libera Repubblica della Maddalena.
Che testimonia, con il suo esercito pacifico di persone vere che ci mettono la faccia quotidianamente, il fallimento definitivo della cricca delle Grandi Opere. Perché dopo il nucleare, e l'acqua, è ora di potare dall'albero della Nazione libera il ramo marcio delle Grandi Opere e dei suoi volonterosi picciotti. Che chiedono voti alle 'ndrine e chiedono il sangue dei miei fratelli in Valsusa.
Ogni sera che suono racconterò questa splendida storia.
La storia di un paese che una mattina si è svegliato. E, con marcio dispetto dei volonterosi carnefici, ha fatto del 13 giugno il nuovo 25 Aprile. Senza sangue. Al solito!