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È un ebook. Un libro virtuale, in formato .pdf. Potete leggerlo con l'ICoso, con tutti i tipi di ammennicoli anche senza la I. O, volendo, stamparlo.
Sono racconti sulla Liberazione, scritti da una serie di blogger. Qualcuno già lo conoscevo, altri adesso inizierò a leggerli, linkarli e likarli, feedarli e inoltrarli. Ogni racconto ha l'indirizzo dell'autore (do per scontato che sull'Abesipage arriva gente che maneggia il mouse per la prima volta, ed è vero).
Sono stati scritti appositamente, su idea di uno di loro. Non appena l'ho scaricato e l'ho iniziato ho subito dovuto condividerlo.
Sono racconti che sanno di terra, sanno di sangue, di vita, pieni di nomi che urlano somiglianze con storie che abbiamo conosciuto, parenti che abbiamo perduto.
Come questo, che già avevo segnalato l'altro giorno, che racconta la storia di Bologna attraverso le sue vie. Mi aveva subito colpito, perché le strade, la geografia, raccontano la Storia.
Cambiare la geografia significa cambiare la storia.
È per questo che per i coloni israeliani è capitale sradicare gli ulivi, far morire le strade riempendole di blocchi di cemento e stendere al loro posto tappeti di asfalto che vanno verso il nulla. È per questo che si impedisce agli aquilani di ricostruirsi la loro città. È per questo che si bruciano i presidi No Tav.
Perché la realtà smetta di sanguinarti in faccia con la sua chiarezza insultante, e rimanga solo il chiasso di chi ha più soldi per pagare più megafoni e manganellatori, sia reali che mediatici.
Ma sulla narrazione, quella in grado di restituirti l'urlo del vento e le voci infuse col sangue nella terra, sembra che non ci sia paragone.
Viene da ridere: com'è che i revisionisti, che possono permettersi di invadere librerie, programmi scolastici, contributi pubblici e palinsesti televisivi, non riescono a sviluppare un... anti-Ascanio, un anti-Bebo, capace di dire le ragioni "dei vinti"?
La risposta, si sa, soffia. Ma in parte si trova anche in quelle pagine, a disposizione libera delle vostre stampanti.
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