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Cantambanchi PDF Stampa E-mail
Collaborazioni - Collaborazioni
Scritto da Administrator   
Venerdì 05 Febbraio 2010 18:55

Cantambanchi

I membri fondatori del mitico gruppo di folk progressivo piemontese (insieme alla seconda generazione) ancora insieme per lo spettacolo Il senso della vita.

  • Laura Ennas - voce
  • Renato Scagliola - voce
  • Franco Contardo - voce
  • Daniele Contardo- fisarmoniche, chitarra, voce
  • Giuliano Contardo - chitarra, voce

Una presentazione raccolta da Franco Lucà:

 

Ci mettemmo insieme soprattutto per cantare, nel 1969, già adulti Franco Contardo, metalmeccanico, Laura Ennas, fotografa, Renato Scagliola, giornalista, Piero Marchisio, esperto di telecomunicazionij Giancarlo Perempruner, venditore all'Olivetti. All'inizio fu modesto il supporto strumentale, due chitarre, un tamburello, una piccola tastiera, nessuna conoscenza della musica scritta, salvo vaghe reminiscenze di solfeggi e solo un grande orecchio. Primissimi passi al circolo Arci Contemporaneo di corso Casale (durò pochi anni), e al Garibaldi di Torino, che esiste ancora. Il repertorio è quello della tradizione piemontese col qualche puntata in altre regioni, senza particolari motivi, solo il piacere di affrontare canti interessanti e belli. Tanti brani nostrani li conosciamo da sempre, appartengono alla trasmissione orale anche inconscia: ascolti nelle piole, filastrocche che cantava la nonna, canti di montagna, 'da corriera', durante le gite, rielaborazione di canti pubblicati in vinile, e il sacro testo del Nigra. L'interesse è verso la cultura contadina che ha prodotto cospicui materiali vecchi di secoli, poi il lavoro, la resistenza, la politica. Insomma basi da cui sono partiti tutti quelli che hanno fatto musica popolare in quegli anni, con maestri come Dario Fo e i Cantacronache. In quegli anni nascono a Torino tanti gruppi: Cantovivo, Astrolabio, Prinsi Raimund, La Lionetta. Strumentalmente, in genere, sono più bravi, ma noi abbiamo la forza delle voci. I timbri della polifonia del gruppo diventano subito riconoscibili...

Le armonizzazioni sono fatte in casa, tre, qualche volta quattro voci: terze e quinte, una quarta ogni tanto, sempre a orecchio. C'è il gran gusto, carnale, di sentire l'impasto sonoro. Laura è da sempre la voce solista, intonatissima, memoria di ferro per i testi come Contardo. Che è anche un perfetto giullare, anche se ha la veste di commissario politico della combriccola. Siamo amici e ci divertiamo sempre. Anche le platee se la ridono e ci vengono dietro. Durante le prove si discute se la musica popolare deve rimanere quella che è, o se si può rielaborare con i criteri di oggi. Prevale la seconda tesi, tenendo come unico valore la riuscita estetica. La cultura popolare si è sempre evoluta nei secoli, con aggiunte, contaminazioni, e via dicendo, quindi via libera.

Cominciamo a scrivere testi e musica. Non canzoni di lotta, o combat folk, come verranno chiamate vent'anni più tardi. Preferiamo aggirare gli argomenti con la satira, il surreale, la poesia. Perempruner scrive ballate lunghe, didascaliche, politicamente definite, e anche divertenti. Personalmente mi piacerebbe anche un folk, come dire, sinfonico ed epico, ma non abbiamo mezzi strumentali sufficienti.

Ci sono alcuni tentativi, neanche mal riusciti. Ballate sull'energia, su Janavel, eroe valdese, Batista, condottiero di se medesimo, valligiano e contrabbandiere, la Bestia selvatica.

Mettiamo in musica temi già attuali ma non ancora pressanti come oggi: le troppe auto (Automobilesimo - 1969), l'ambiente, il problema energetico, i genocidi culturali e non (Los Indios de la Langa), la crisi del Salvador, un anticipo del diluvio enogastronomico odierno (La canzone del cibbo - 1980), gli emigrati italiani all'estero (La Svizzera - 1975), il regime di Ceausescu (Rumena oh - 1979). Affrontiamo problemi gravi senza batter ciglio.

La musica parte qualche volta da stilemi tradizionali, ma non più di tanto, perché sappiamo tutti che le melodie di 'anonimo' sovente sono semplici inni alla banalità, i soliti giri di tonica, dominante, sottodominante. Per il resto non abbiamo preconcetti, ci prendiamo tutte le licenze necessarie. Perempruner diventa un punto fermo, una caratterizzazione speciale con un suo settore di strumenti inventati con zucche, legni, e una vena di affabulatore impagabile che celebra ogni volta la sua cuneesità. Magistrali le sue reinterpretazioni in piemontese del Miles Gloriosus di Plauto, trasferite nella Grande Guerra, la discesa di Annibale dalle Alpi, con gli ozi di Cuneo, invece che di Capua. Intanto procede per conto suo nella ricerca sui giochi di strada, nella costruzione e ricostruzione di giocattoli partendo da materiali poveri e di recupero. Negli anni diventerà uno dei massimi esperti italiani. Morirà però nel '95, stroncato da una leucemia. Ancora oggi ne parliamo continuamente, ripetiamo le gags.

Sul palco c'è sempre un'atmosfera di puro divertimento, con impertinenze scorrette, botte e risposte col pubblico, lazzi.

Per brevi periodi si aggiungono musicisti 'veri' come Zanon, flautista veneto capitato a Torino per un breve periodo, e Giancarlo Zedde, pianista di Conservatorio, che scrive alcune armonizzazioni 'serie' che impariamo a fatica.

Con gli anni si aggiungono in pianta stabile due giovani, Francesco Bruni, sofisticato chitarrista, voce e percussioni, Claudio Perelli chitarra, tastiera.

(da Franco Lucà - Folkclub, Genova 2007)

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Marzo 2011 11:57
 

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