Mentre scrivo, gli amici No Tav stanno vigilando il presidio che hanno costruito a tempo record in uno dei luoghi in cui dovrebbero essere fatti i sondaggi che, nei sogni del partito trasversale degli appalti, dovrebbero convincere l'Europa a sganciare la sua parte per un progetto che in realtà non esiste.
Ma esiste l'appalto, fatto fulmineamente rientrare nella Legge Obiettivo, il che significa: se si iniziano i lavori lo Stato (cioè io e voi) deve pagare la cifra pattuita fino all'ultimo cent, finiscano o meno i suddetti lavori.
Cosa che non accadrà mai e questo anche Bresso e Chiamparino lo sanno: il progetto (tuttora allo stadio tecnico noto come "pio desiderio") era già vecchio nel 2005, figurarsi tra 15-20 anni quando (moolto in teoria) dovrebbero terminare. Dopo aver devastato e rivoltato Torino e la Valle come un calzino, ma non infieriamo.
Ci sarebbe ancora molto da dire (chi vuole onestamente capirci qualcosa può iniziare a studiare qui e qui), ma voglio trottare a sud. Nella piana di Gioia Tauro, che ho visitato nel 2007 e poi nel 2009, per la carovana documentata nel libro-dvd che vedete qui sopra.
Su quello che sta accadendo, sui vergognosi pogrom antischiavi, potete leggere ottimi articoli ad esempio qui, qui e qui. Ottimo esercizio di logica alla rovescia invece, al solito, l'editoriale di Ferrara sul Foglio. l principio è sempre lo stesso: sparare belinate con fierezza dando la colpa alle vittime (e a Ciotti e alla "sinistra buonista" naturalmente), poi vantarsi di essere "fuori dal coro".
Quello che posso raccontare di nuovo, di "fisico" e percepibile sono le fumose littorine dei treni, le stazioncine che sembrano western in mezzo a cactus e licheni dove all'alba i suonatori di fisarmonica si danno appuntamento prima di disperdersi per le cittadine. Un racconto completo di quella ferrovia lo trovate qui.
Qui invece, Curzio Maltese ricorda che la piana di Gioia Tauro "è l'area più depressa d'Italia con il suo 40 per cento di disoccupati, eppure la Mercedes Benz vi ha aperto la più grande concessionaria dell'Europa merdionale", poi racconta del consiglio del collega Attilio Bolzoni: "A Gioia Tauro prendi il gelato, guardati intorno e se vedi passare un'auto più piccola di una Mercedes chiamami."
Questo è il contesto in cui vivono gli amici della Cooperativa Valle Marro, che troverete ritratta nel documentario. L'unica cosa che il libro e il documentario non possono rendere è il profumo inebriante delle arance. Non raccolte, potete starne certi, da schiavi. Questi "appezzamenti buonisti" rappresentano un modello economico potenzialmente (e pericolosamente) contagioso. Quello che la mafie e le 'ndrine temono come la peste. E infatti fioccano i furti, i sabotaggi, gli attentati.
Domani (oggi per voi che leggete) l'amico Simone dovrebbe avere intervistato Antonio e gli altri amici della Piana, Davide è già andato in esplorazione. E ve ne darò conto.
Non potendo salire a Susa, l'orecchio è incollato sulla diretta (anche in streaming) su Radio Black Out.
Fermare i meccanismi poco chiari degli appalti delle Grandi Opere è un segnale importante anche dal punto di vista economico. È come confiscare i terreni ai mafiosi ;-) Meno schiavi domani. Non lasciamoli soli.
Ha da passà à nuttata...


Subscribe to RSS Feed
