Gentili direttori del Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, il Sole 24 Ore, Tuttosport, La Nazione, Il Mattino, Il Gazzettino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale, Il Secolo XIX, Il Fatto quotidiano, Il Tirreno, Il giornale di Sicilia, La Sicilia, Avvenire.
La scorsa settimana il Times di Londra ha lanciato una campagna a sostegno delle sicurezza dei ciclisti che sta riscuotendo un notevole successo (oltre 20.000 adesioni in soli 5 giorni).
In Gran Bretagna hanno deciso di correre ai ripari e di chiedere un impegno alla politica per far fronte agli oltre 1.275 ciclisti uccisi sulle strade britanniche negli ultimi 10 anni. In 10 anni in Italia sono state 2.556 le vittime su due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito.
Questa è una cifra vergognosa per un paese che più di ogni altro ha storicamente dato allo sviluppo della bicicletta e del ciclismo ed è per questo motivo che chiediamo che anche in Italia vengano adottati gli 8 punti del manifesto del Times:
Dal Comitato Acqua Pubblica di Torino ricevo e volentieri diffondo. Voi stampate, firmate e spedite:
Al Sindaco della Città di Torino
Caro Sindaco, sia io che Lei, insieme a 26 milioni di italiani (di cui 386.099 torinesi) abbiamo votato due Sì al Referendum per l’Acqua Bene Comune e, con una gran bella soddisfazione, abbiamo vinto!
Ma a che punto è l’applicazione del brillante esito referendario?
Quando si attiverà per cancellare dalle nostre bollette dell’acqua la quota del 7% corrispondente alla remunerazione del capitale investito e cioè profitto garantito per i gestori del Servizio Idrico Integrato?
La Corte Costituzionale ha detto che questa abrogazione è esecutiva già dal 21 luglio.
E quando presenterà le necessarie delibere in Consiglio Comunale per trasformare SMAT in Ente di diritto pubblico e così mettere finalmente l’acqua al sicuro dalle grinfie del mercato?
Forza, signor Sindaco, conto su di Lei per non trasformare una grande vittoria in una cocente delusione.
Lavorare è niente. Il vero stress è la ricerca, il girare a vuoto! Il lavoro ti definisce, ti dà un'identità, una sicurezza. "Dobbiamo farne di mestieri, noi che viviamo della nostra fantasia".
Già, del giornale borghese che nelle altre pagine insiste a battere la grancassa dei responsabili della crisi, e a torturare i suoi potenziali salvatori.
Ricordo che uccidere le scuole è il modo migliore per avere, domani, i saccheggi per le strade.
Il sottoscritto (né Medio né Alto :-D) operaio della cultura che fa quello che può, declina ogni responsabilità per gli inevitabili Piazzali Loreto di domani, e invita altresì il gentile lettore a ringraziare in ginocchio il movimento No Tav, per l'esempio di rivolta civile senza sbroccare e con l'occhio bene aperto sull'alternativa possibile.
Keep your eyes on the prize, cantava il Dr. King sulle barricate del Sud razzista. Tieni gli occhi fissi sul premio.
Certo, mettere a soqquadro le strade dà più soddisfazione immediata, ma manca di piattaforme sul medio-lungo periodo.
Mentre il presidio di un territorio minacciato, viverci davvero, è molto più faticoso -e soggetto alle quotidiane calunnie dei mafiosi e dei complici pazzi- ma mostra quello che potrebbe essere questo disgraziato paese nelle mani non dico giuste ma anche solo un po' meno sbagliate.
Nelle mani di qualcuno che sappia lavorare, che conosca il terreno su cui poggia i piedi, e che gli usi rispetto prima di rivoltarne una zolla con la zappa.
Nelle mani di chi, nella vita, prende il suo amore e lo sa portare.
Dieci anni fa, viaggiando sul carro a cavalli dei comici dell'Arte, vedevamo, a velocità di zoccolo, lo spettacolo della verità che ci correva faticosamente dietro ("state andando a Genova?").
Oggi, tra furgone, angoli di piazze e bicicletta, forse non si è fatta molta strada, eppure la tartaruga ha di nuovo doppiato Achille e lo spettacolo ritorna, come se poco o nulla fosse cambiato.
Dalla Valsusa a Londra -dove andrò a suonare tra qualche settimana-, gli avvenimenti sembrano fare a gara a venirci incontro.
È un pensiero quasi banale. La globalizzazione certo, non esiste più un mio cortile, dove possa ignorare quello che sta succedendo un po' più in là.
Persino sulla prima pagina della Stampa si sono resi conto che il vento è cambiato.
Se se ne accorgono anche nelle pagine interne -tipo nelle cronache di Torino, in cui i partigiani valsusini sono infamati un giorno sì e l'altro sì- siamo a posto!